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28-06-2013 - Presentazione del IX Rapporto sulla Legislazione Commerciale

Si è tenuta, ieri 27 giugno 2013, presso la Sala Tempio di Adriano della Camera di Commercio di Roma in Piazza di Pietra, la presentazione del IX Rapporto sulla Legislazione Commerciale.

La pubblicazione del Rapporto intende porre al centro del confronto l'analisi sulle regole che disciplinano il settore del commercio per valutarne l'adeguatezza rispetto alle attese e aspettative del Paese e della distribuzione commerciale.

In particolare questo ultimo rapporto intitolato "Legislazione commerciale tra federalismo e tutela della concorrenza: un consuntivo sulla riforma del titolo V della Costituzione alla luce della attuale crisi economica" analizza gli effetti della crisi che si sta ripercuotendo drammaticamente sui consumi e rischiano di innescare forti tensioni sociali.

La diminuzione del tasso di crescita ha messo in crisi intere filiere e un numero sempre crescente di imprese ha chiuso o rischia di chiudere la propria attività.

In questo quadro il commercio, sino a poco tempo fa considerato uno dei settori con maggiore capacità di assorbire forza lavoro, sta vivendo un periodo di gravissima crisi che colpisce i piccoli negozi ma anche le medie e grandi strutture.

Intere catene del settore sono state costrette a chiudere ed altre sono in procinto di farlo.

All’interno di questo scenario risulta evidente che gli operatori del settore si chiedano quali possano essere gli strumenti più efficaci per invertire la tendenza. Naturalmente non esiste una formula magica e diverse sono le variabili. E’ chiaro, tuttavia, che in questo quadro le decisioni del legislatore possono condizionare in maniera rilevante le sorti del nostro Paese.

Le prospettive di crescita, peraltro, sono subordinate al recupero di competitività ed efficienza.

Tale obiettivo sarà più facilmente raggiungibile se il nostro sistema saprà aprirsi ai mercati diventando luogo attrattivo per gli investimenti.

Per tornare a crescere l’Italia ha bisogno di riforme strutturali che incidano profondamente sulla finanza pubblica, sull’organizzazione dello Stato anche al fine di recuperare quel dinamismo necessario per rilanciare l’economia.

Mettere in atto queste riforme radicali è un compito cruciale dei governi nazionali e locali.

In Italia, in misura maggiore che in altri paesi, permangono ancora troppi settori in regime protetto che oltre a frenare lo sviluppo determinano inefficienze su prezzi e qualità dei servizi a tutto danno dei consumatori.

Non vi è dubbio che un ruolo sempre più importante spetta alle istituzioni territoriali ed in particolare alle Regioni.

Molte delle scelte operate a livello locale, infatti, possono condizionare lo sviluppo e la crescita di interi settori economici.

Per questi motivi abbiamo voluto, con il presente rapporto, avviare una pri­ma analisi sugli effetti derivanti dall’attuazione della riforma del titolo V della Costituzione che ha attribuito alle Regioni alcune competenze in determinati settori economici, e tra questi il commercio.

Quello che possiamo affermare dall’analisi della normativa regionale, e dai provvedimenti delle altre istituzioni interessate quali comuni e province è che, nel corso di questi dieci anni, non si registrano cambiamenti in senso pro-concorrenziale e di sviluppo del settore, nel confronto con gli obiettivi conseguiti dalla riforma del 1998.

Nel commercio in sede fissa ma anche e soprattutto nei nuovi settori si sono registrate vere e proprie barriere all’ingresso che hanno ostacolato l’ingresso di nuovi operatori. Un esempio per tutti è quello che ha interessato il sistema distributivo carburanti per il quale è stato necessario un deferimento alla Corte di Giustizia per eliminare anacronistici vincoli.

Malgrado ciò il settore ancora oggi non risulta pienamente concorrenziale come ha evidenziato recentemente l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Queste scelte di conservazione hanno impedito la modernizzazione di interi settori economici ed al contempo hanno impedito ai cittadini di poter accedere a servizi più efficienti e meno costosi. E’ necessario, quindi, interrogarsi sugli effetti che determinate scelte possono o meno produrre per il sistema economico di un paese, e sperare che il sistema politico nel suo complesso offra risposte adeguate alle necessità del momento e al mutato quadro economico nazionale ed internazionale.

Nel rapporto presentiamo alcune proposte al legislatore competente che tendono a recuperare lo spirito della riforma Bersani troppo frettolosamente accantonata. In sintesi suggeriamo di:

1)  contrastare programmazioni che direttamente o indirettamente selezionino l’offerta;

2) eliminare barriere e vincoli nei nuovi mercati di interesse per la distribuzione commerciale;

3)  perseguire l’obiettivo di una normativa settoriale sostanzialmente uniforme nelle diverse aree del Paese;

4) rivedere ruolo e funzioni dei comuni e delle provincie;

5)  ripristinare le soglie dimensionali dei punti vendita definite dalla riforma Bersani del 1998;

6) procedere con celerità alla semplificazione delle procedure autorizzative.

Riteniamo che il conseguimento di questi obiettivi permetterebbe al nostro Paese di ancorarsi a principi quali l’innovazione e l’efficienza che costituiscono precondizioni per la modernizzazione e cre­scita del settore.

Alla presentazione del Rapporto hanno partecipato:

- Sergio Imolesi, Segretario generale Ancd Conad

- Piero Cardile, Responsabile legislazione e ufficio studi Ancd Conad

- Guido Fabiani, Assessore attività Produttive e Sviluppo Economico della Regione Lazio

- Francesco Pugliese, Direttore generale Consorzio Conad

- Nicola Zingaretti, Presidente Regione Lazio

- Graziano Delrio, Ministro per gli Affari regionali e le autonomie

- Carla Rabitti Bedogni, componente A.G.C.M.

- Giuliano Poletti, Presidente Alleanza Cooperative Italiane

- Giuseppe Roma, Direttore Censis.

Alberto Pastore, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, Sapienza Università Roma, ha coordinato la tavola rotonda.

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