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30-07-2012 - Valutazioni sul decreto applicativo dell'art. 62 legge 27/2012

di Sergio Imolesi, direttore generale Ancd.

 

 Il decreto di attuazione dell’art. 62 è divenuto realtà in questi giorni caldi per la temperatura e per la nostra economia.

Era un provvedimento atteso per fine giugno e, seppure con due settimane di ritardo, il Ministero dell’Agricoltura, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha emanato il decreto.

L’iter di questo provvedimento, però, non è ancora terminato in quanto, dopo la valutazione degli uffici legislativi dei ministeri, è necessaria l’approvazione del Consiglio di Stato che ha novanta giorni di tempo per esaminare il testo.

Dunque, le nostre osservazioni sono provvisorie, in attesa di una decisione finale che speriamo non tardi ad arrivare; anche per mettere la parola “fine” ad un decreto attuativo che modificherà sostanzialmente le relazioni contrattuali fra le parti e sposterà, in modo significativo, le risorse finanziarie della distribuzione verso il comparto agricolo e quello industriale.

Non ci interessa, in questa sede, riprendere le valutazioni generali sull’art. 62. La nostra opinione, ovviamente, non si è modificata rispetto ad alcuni mesi fa (ricordiamo, solo per informazione, l’articolo Tutti i passi del governo per liberalizzare il paese delle lobby sul numero di Comma di marzo-aprile).

Una prima lettura del decreto, ci consente di dire che non appaiono ulteriori condizionamenti negativi per l’applicazione operativa della legge, rispetto a quanto previsto dall’art. 62.

Ci sembra anche che sia stato respinto il tentativo dell’industria di eliminare il prezzo quale condizione essenziale per considerare legittimo il contratto.

L’industria, infatti, in tutti questi anni ha cercato - e spesso ottenuto - di vanificare i miglioramenti contrattuali decisi ad inizio anno con aumenti di listino durante il periodo di vigenza contrattuale.

Se esiste un elemento positivo in questa norma e nella sua applicazione (facciamo fatica a trovarne altri), è dato dal fatto che il prezzo diventa un elemento vincolante del contratto e la modifica di questo provoca la revisione dell’intero contratto se tale modifica non è stata prevista ed accettata.

Naturalmente, per una valutazione più complessiva dovremo, non solo attendere l’esito del Consiglio di Stato, ma soprattutto una verifica operativa da parte degli operatori commerciali che, da subito, sono impegnati a rivedere le condizioni finanziarie che si modificheranno dal 24 ottobre e la modalità dei rinnovi contrattuali in vigore dal 2013.

Come si intuisce, un lavoro non semplice che la nostra organizzazione sta intelligentemente programmando.

Insieme per la filiera agro-alimentare cooperativa

Le vicende legate all’art. 62 però non sono, per il mondo cooperativo, tutte negative e ci sembra utile comunicare ai lettori di Comma un’importante iniziativa dell’A.C.I. (Alleanza delle Cooperative Italiane).

Come tutti sanno, nelle tre centrali cooperative - che stanno facendo un importante lavoro per arrivare, entro tre anni, ad una sola centrale - esistono imprese agricole, industriali, di trasformazione e di distribuzione.

Le imprese, anche se cooperative, hanno ovviamente interessi non sempre convergenti. Nelle ipotesi previste dall’art. 62 coesistevano interessi contrapposti o presunti tali.

I Presidenti delle tre centrali cooperative e i presidenti dei settori associativi interessati hanno valutato, quindi, l’ipotesi di costruire un tavolo per l’intera filiera agro-alimentare del settore cooperativo, al fine di valutare se esistevano le condizioni per ridurre le contrapposizioni.

Quel tavolo tecnico, che si è aperto in un clima di forte diffidenza, è riuscito attraverso il dialogo, la pazienza e la comprensione delle posizioni di tutti gli interlocutori a diradare questo clima di sfiducia; successivamente, colto lo spirito positivo di tutti, si è arrivati a sottoscrivere un documento comune che ha registrato l’approvazione dell’intera filiera cooperativa.

Non sappiamo quanto le nostre osservazioni abbiano influito sul documento ministeriale. Pensiamo, tuttavia, che il Ministero abbia valutato positivamente lo sforzo della nostra organizzazione per trovare una sintesi, fra tutte le componenti in causa, su argomenti difficili come questi. Certamente abbiamo la consapevolezza che, per la prima volta, si è costituito un tavolo di confronto, in grado di proseguire il suo cammino anche dopo il dibattito sull’art. 62. Un tavolo che, ne siamo sicuri, ha già prodotto e produrrà effetti molto positivi.

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