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27-01-2012 - Liberalizzazioni: la posizione dell'Ancd-Conad

L'Ancd –Conad nell’esprimere un giudizio positivo sulla scelta del governo di emanare un provvedimento che affronta in maniera organica il tema riguardante l’apertura dei mercati, ritiene altresì assolutamente insufficienti le misure adottate che mal si conciliano con gli ambiziosi obiettivi fissati dall'esecutivo.Si tratta del primo provvedimento consistente dopo le misure adottate in tema di liberalizzazioni dall’allora ministro Bersani nel 2006. Tuttavia non possiamo non rilevare come il decreto legge 1/2012 pubblicato nella g.u. del 24 /1/2012, contenga luci ed ombre.E' il caso dell’art. 62 che reca una disciplina delle relazioni commerciali, in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, assolutamente autoritativa e lesiva dell’autonomia contrattuale tra le parti e che risulta porsi in aperto contrasto con i principi di liberalizzazione a cui dovrebbe ispirarsi il decreto.In conclusione si ritiene che il provvedimento abbia solo in parte recepito le indicazioni contenute nella segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 5 gennaio scorso che avrebbero consentito un più marcato e decisivo sviluppo della concorrenza condizione necessaria per trasmettere benefici ai consumatori.

 

Liberalizzazione delle attività economiche (art.1)

Positivo il giudizio sul provvedimento nella parte in cui (art. 1) dispone l’abrogazione dei limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti di assenso, per l’avvio di un’attività economica, non giustificati da un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario.

 

Carburanti (art. 17, 18, 19)

 

Altrettanto positiva la valutazione sulla rimozione di quei vincoli presenti nelle normative regionali in materia di carburanti che condizionano l’apertura dell’impianto alla presenza contestuale di più tipologie di carburanti, ivi incluso il metano per autotrazione, se tale ultimo obbligo comporta ostacoli tecnici o oneri  economici eccessivi e non proporzionali alle finalità dell´obbligo (art. 17 comma 5). Positiva valutazione anche per l’art.18 sull’ampliamento della modalità self-service anche se andrebbe ampliata all’intera rete e non solo all’extra urbana (definizione alquanto vaga).Il giudizio risulta invece assolutamente negativo sull’art. 19 che disciplina la comunicazione dei prezzi al consumatore. In particolare riteniamo non sia corretto adottare una metodologia che, per individuare il prezzo medio Italia da comunicare al Ministero dello Sviluppo Economico, si basi sul prezzo offerto al pubblico con la modalità self service. In questo modo, infatti, il prezzo medio Italia risulterebbe falsato perché non corrispondente con la reale situazione del Paese che registra ancora un largo utilizzo della modalità con servizio.

 

Farmacie (art. 11)

Fortemente critico, invece, il giudizio sul capitolo farmacie. In particolare ci si attendeva una modifica dell’art 32 del D.L. 201/2011 che aveva compiuto timidi passi in direzione di una apertura effettiva del mercato della vendita dei farmaci di fascia C, anche agli esercizi commerciali, rinviando a un decreto ministeriale la definizione di aspetti essenziali della nuova disciplina. Eravamo e siamo d’accordo con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato perché su tale terreno si proceda con maggiore incisività dando la possibilità anche agli esercizi commerciali e alle parafarmacie di vendere i farmaci di fascia c).Come ricordato dall’Antitrust nella sua segnalazione del 5 gennaio scorso “La liberalizzazione della vendita dei farmaci in questione si andrebbe ad aggiungere a quella dei farmaci OTC realizzata con il D.L. n. 223/2006, convertito in legge dalla L. 248/2006, e che ha prodotto risultati particolarmente interessanti sia sotto il profilo della possibilità di scelta per il consumatore (oltre 250 corner nella grande distribuzione e circa 5000 parafarmacie) che sotto il profilo dei prezzi (sconti medi del 10 per cento anche nel canale delle farmacie, con punte del 30-40 per cento nei corner della grande distribuzione che, diversamente dalle parafarmacie, possono “sfruttare” il potere di acquisto delle grandi catene, spesso in grado di saltare la distribuzione all’ingrosso e comunque di sfruttare le economie di scala dal lato della domanda).Se la liberalizzazione degli OTC ha reso “contendibile” circa l’8-10 per cento delle vendite delle farmacie, la liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C aggiungerebbe un altro 12-15 per cento all’alveo dei prodotti disponibili anche in punti vendita diversi, con un evidente effetto di potenziale, ulteriore riduzione dei prezzi, in virtù della accresciuta concorrenza nella distribuzione”.

 

Relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari (art. 62)

Fortemente negativo, inoltre, il giudizio sull’art. 62 che reca una disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.Nell’ambito di un decreto (Dl 1/2012) finalizzato alla rimozione dei vincoli alla attività di impresa, con l’art.62 il Governo è voluto inspiegabilmente intervenire sulla disciplina delle relazioni commerciali tra imprese introducendo di fatto una regolamentazione autoritativa la cui inosservanza sarebbe addirittura soggetta a sanzioni pecuniarie di significativa afflittività.

In una situazione in cui non è stata ancora recepita la direttiva europea 2011/7/UE sui ritardi di pagamento, che – è bene sottolinearlo - salvaguarda il principio della autonomia contrattuale tra le parti, si interviene invece con un impianto ancor più stringente e gravoso.Un dispositivo che non riguarda soltanto le produzioni agricole e le PMI agroalimentari ma si estende addirittura all’intero comparto industriale e financo alle multinazionali di settore.L’art. 62 regola d’imperio valori negoziali propri della normale contrattazione e ciò indipendentemente dall’esistenza di posizioni di debolezza contrattuale della controparte, così creando di fatto un vantaggio proprio a favore delle grandi imprese dell’industria alimentare verso cui il nostro settore si troverà, da ora in poi, privo di qualunque leva negoziale volta a contrastarne gli aumenti di listino (i listini 2012 finora ricevuti dalle grandi aziende alimentari portano incrementi medi superiori al 5%).Ci sorprende che il Governo abbia scelto la strada di un intervento imperativo e urgente in contrasto con i principi di liberalizzazione a cui dovrebbe ispirarsi il decreto, quando poteva perseguirsi, con il coinvolgimento di tutta la filiera, la strada del dialogo e dell’autodisciplina, verso cui da sempre il settore distributivo ha manifestato piena disponibilità.

 

Autotrasporto e costi minimi

Destano preoccupazione, inoltre, le prese di posizione di alcuni esponenti del Governo e della maggioranza, in ordine alla necessità di riconoscere agli autotrasportatori i costi minimi di esercizio. Anche in questo caso si ricorda che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha, nella segnalazione del 5 gennaio scorso, chiesto che venga eliminata la norma che impone la fissazione di tariffe minime (art. 83-bis del D.L. 25 giugno 2008, n. 112).

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