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24-03-2010 - Corte UE: l'Italia non può imporre le distanze minime per impianti di carburanti

 

La Corte di Giustizia Europea, con riferimento ad una controversia riguardante la normativa italiana in materia di carburanti, ha emanato una sentenza con la quale ha stabilito che l'apertura di impianti stradali di distribuzione di carburanti non può essere subordinata al rispetto di distanze minime obbligatorie perché queste costituiscono una restrizione alla libertà di stabilimento sancita dal Trattato CE e non appaiono idonee ad essere giustificate dalle finalità richiamate dal legislatore. Nel merito la Corte di Giustizia ha stabilito che una normativa interna che fissa restrizioni all'apertura di pompe di benzina per i soli nuovi impianti e non anche per gli impianti già esistenti, pone condizioni all’accesso all’attività che, favorendo gli operatori già presenti nel territorio italiano, è idonea a scoraggiare, se non ad impedire, l’acceso al mercato degli operatori provenienti da altri stati membri. L'unica possibilità per giustificare l’adozione di norme restrittive, secondo la Corte di Giustizia, è che tali misure siano poste a salvaguardia di motivi imperativi di interesse generale. Anche in questi casi, tuttavia, le misure restrittive devono essere idonee a garantire il perseguimento dello scopo perseguito e non devono andare oltre quanto è necessario per il loro raggiungimento. La sentenza, che chiaramente si sofferma su vincoli già rimossi dalla legge 133/2008, è comunque molto interessante ed attuale perché chiarisce lo spazio di intervento a disposizione del legislatore che intenda introdurre limitazioni di varia natura, giustificati dalla presenza di motivi imperativi di interesse generale.

 


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