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04-10-2012 - Giornata di studio sulla riforma del mercato del lavoro

Ieri 3 ottobre si è svolta, presso la nostra sede, una giornata di studio sulla riforma del mercato del lavoro, entrata in vigore il 18 luglio.

In particolare la giornata, voluta dall’Associazione e dall’Aci, è stata dedicata alla flessibilità in entrata e in uscita, alla riforma del welfare e alle politiche sociali e del lavoro.

All’iniziativa hanno partecipato alcuni membri della Giunta dell’ANCD, i responsabili del personale delle cooperative e del consorzio Conad e i rappresentanti di Legacoop, di Confcooperative e dell’Agci.

Sono intervenuti, inoltre, alcuni ospiti esterni, chiamati ad esprimere la propria opinione, non in merito agli aspetti tecnici della riforma, ma sull’impatto che essa avrà nel ridefinire i rapporti di lavoro da un punto di vista culturale e sociologico.

Dopo una breve introduzione di Sergio Imolesi, direttore generale dell’Associazione, è stato invitato a parlare Carlo Marignani, responsabile delle relazioni sindacali di Legacoop.

Quest’ultimo ha fatto il punto sull’iter procedurale che ha portato alla riforma del mercato del lavoro, ponendo l’accento sul coinvolgimento delle parti sociali, sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) e datoriali (Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania, Aci).

“Non si può parlare di una vera e propria concertazione - ha detto Marignani - ma il confronto tra le parti è stato continuo ed ha prodotto un miglioramento della riforma stessa, anche attraverso l’introduzione di alcuni emendamenti nel Decreto Sviluppo”.

Una riforma che, dal punto di vista della flessibilità in entrata, ha fatto registrare, sotto il profilo normativo, un passo indietro rispetto al trend iniziato alla fine degli anni Novanta e proseguito, poi, con la legge Biagi del 2003.

“Pur se, complessivamente, si conserva una discreta flessibilità in entrata, l’approccio gestionale – ha ribadito nel suo intervento Maurizio Casanova, responsabile Sviluppo risorse umane e Politiche del lavoro dell’Associazione – sarà più orientato a una maggiore coincidenza tra l’esigenza sostanziale organizzativa e la soluzione contrattuale formale, con possibile incremento dei costi.

Potrà aumentare l’utilizzo della somministrazione lavoro, essendo diminuita la forbice, in relazione ai costi, con il contratto a termine e configurandosi una minore rigidità formale nell’uso dell’istituto.

Per quanto riguarda la flessibilità in uscita, la riforma ha potenzialmente compiuto un notevole passo in avanti, riducendo la rigidità del nostro sistema normativo e producendo i suoi effetti erga omnes e non soltanto nei confronti dei neo assunti. Si eviteranno, inoltre, doppi binari di gestione, come contenuto in molte proposte precedenti e nel discorso programmatico di insediamento del governo Monti”.

L’Aspi L’introduzione dell’Aspi, della mini Aspi e dei fondi bilaterali di solidarietà costituisce, come è emerso chiaramente durante la giornata di studio, un’altra significativa novità della riforma Fornero.

La natura assicurativa ed universale dell’Aspi rappresenta senza dubbio un primo ammodernamento del sistema del welfare e rende indispensabile un’evoluzione delle politiche sociali, oggi inesistenti o inefficaci, e una ripresa della crescita economica per favorire l’occupazione. Sempre tenendo conto della necessità di diminuire il “cuneo fiscale” e di incentivare le aziende virtuose che investono e assumono.

“La riforma del mercato del lavoro - ha spiegato Carlo Dell’Aringa, docente di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano - provocherà profondi cambiamenti culturali all’interno delle aziende, sia per le modifiche della flessibilità in entrata che per l’ampliamento della flessibilità in uscita. Però il cambiamento culturale più importante riguarderà forse, in maniera graduale e significativa, il sistema degli ammortizzatori sociali, grazie soprattutto al progressivo superamento di quelli attuali e all’introduzione dell’Aspi”.

La trasformazione culturale investirà tutti gli attori, datori di lavoro, lavoratori, organizzazioni sindacali e organi istituzionali - in particolare, Parlamento,  Governo e Regioni.

La conseguenza, inevitabile, sarà un adeguamento coerente delle fonti normative (leggi, accordi internazionali, contrattazione nazionale e contrattazione di secondo livello) e un differente approccio nelle future relazioni sindacali, che dovranno abbandonare le “vecchie” logiche “antagoniste” a favore di temi nuovi o da consolidare nell’interesse generale (flessibilità/trasparenza nell’organizzazione del lavoro; premi/detassazioni sull’aumento della produttività; salario variabile più rilevante rispetto a quello odierno; partecipazione effettiva alla gestione e agli utili).      

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